La potatura degli olivi: come e quando potiamo

Ago 27, 2021 | Agronomia

L’olio che porti in tavola viene da lontano. Non necessariamente in senso geografico: l’Italia è il terzo produttore mondiale di extravergine, con coltivazioni estese in tutte le regioni, perciò, se non compri olio industriale al supermercato, è probabile che il prodotto che metti in tavola non abbia viaggiato troppo a lungo.

Viene da lontano in senso cronologico e di lavorazione: da oliveti vecchi di anni, probabilmente decenni, ed è il frutto di lavorazioni e cure che partono da molto prima delle operazioni di raccolta e molitura.

Gli alberi di olivo crescono anche da soli, ma si sviluppano bene e produttivi sotto la cura dell’uomo. Uno dei tanti modo con cui l’olivicoltore si prende cura delle sue piante è la potatura.

Perché potiamo gli olivi

Quando si parla di olivi da olio, l’operazione di potatura ha scopi prettamente utilitaristici: serve a migliorare la produttività delle piante e a facilitare la raccolta delle olive. Gli stessi principi di potatura, tuttavia, sono applicati anche a quelle piante destinate meramente ad impreziosire un giardino o un’aiuola.

L’immagine che tutti abbiamo in mente dell’olivo, come pianta dal portamento arboricolo ma un po’ caotico e dalla crescita spontanea, è quella di un olivo potato.

L’Olea europaea, infatti, ha per natura un portamento da arbusto cespuglioso, con la chioma che tende a proiettarsi verso l’interno, intrecciando i vari rami, e il fusto che si sviluppa meno.

Una palla di rami del genere risulta poco produttiva perché non intercetta in modo efficiente i raggi del sole, nonché antieconomica, per la difficoltà della raccolta.

Così il buon coltivatore interviene con forbici e seghetti per aiutare la pianta, fin dai primi anni di vita, a sviluppare un tronco definito dal quale si dipanano due o tre rami principali proiettati verso l’esterno. Così la chioma di allarga e si dirada, permettendo a tutte le foglie di intercettare la luce solare, e semplificando la raccolta ai mezzi meccanici e a quelli manuali. Inoltre si evita che la pianta dissipi energie nello sviluppare rametti improduttivi, c.d. succhioni.

Quando potiamo gli ulivi?

Le piante di ulivo richiedono almeno 2 interventi di potatura l’anno:

  • la “potatura secca“, che si effettua a fine inverno, dopo superato il rischio di gelata; è l’intervento principale e serve a dare la forma all’albero e a selezionare i rami migliori;
  • la “potatura verde“, che si effettua in estate, quando la pianta già ha fruttificato; è un’operazione che ha lo scopo di ripulire la pianta da polloni e succhioni che hanno gettato durante la primavera e che, improduttivi, sottraggono energie allo sviluppo e alla maturazione delle olive.

Talvolta può essere comodo dare una spuntatina durante la fase di raccolta, purché avvenga con settimane di anticipo rispetto alle prime potenziali gelate.

La scelta precisa del periodo di potatura dipende anche da considerazioni climatiche: in Liguria, soprattutto nell’entroterra, si pota non prima di marzo inoltrato. Quando ci arrampichiamo fino a Bajardo per dare una sforbiciata agli ulivi taggiaschi, è già incominciata la primavera.

Come potiamo gli ulivi?

Nei secoli sono state sviluppate numerose forme di allevamento dell’Olea europaea, con lo scopo di adattare le piante alle caratteristiche del territorio e alle tecniche di coltivazione e di raccolta delle olive.

Schema di potatura dell'olivo chiamata "vaso policonico"

Potatura secondo lo schema del “vaso policonico”

Oggi si tende a scegliere forme di allevamento che favoriscono le operazioni di raccolta, sia per migliorare la qualità dell’olio, sia perché è un momento particolarmente oneroso del processo di produzione dell’olio di oliva. Tuttavia la forma dell’olivo deve prima di tutto accordarsi al territorio: nelle aree geografiche dove l’irradiazione solare è molto forte, si lascia che la pianta segua la naturale tendenza a incespugliarsi.

Per i miei oliveti liguri ho scelto la forma di allevamento che si chiama vaso policonico. Si realizza potando le piante in modo da realizzare una forma espansa in volume e aperta al centro, con chioma costituita da 3-4 unità distinte di forma irregolarmente conica.

E’ una evoluzione della potatura a vaso classico, nota anche come “a ombrello”, che consente ancora di più di accorciare i tempi di entrata in produzione, ridurre i costi della raccolta e ottimizzare l’illuminazione della chioma.

Quella del vaso policonico è una scelta che privilegia la qualità: favorisce lo sviluppo di olive migliori ma a prezzo di una potatura minuziosa e onerosa, non adatta alla produzione di olii extravergini da supermercato.

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