La nostra storia

Tutto ebbe inizio nella primavera del 1893 nei pressi di Ventimiglia quando Secondo Abbo, che già produceva e vendeva olio extravergine di oliva, decise di partire alla ricerca di nuovi clienti e di un nuovo mercato. Fu così che valicò più volte il colle di Tenda, per andare nel nord Italia dove, non essendoci produzione d’olio, il mercato era più favorevole. Già all’epoca l’olio si contraddistinse per la qualità vincendo la medaglia d’oro nella mostra di floricultura di Ventimiglia nel lontano 1924.

Passata la guerra Giovanni Abbo, padre di Gianpaolo, ricominciò da zero, riallacciando i contatti con i vecchi clienti. Ed é proprio Gianpaolo, a sua volta affiancato dal proprio figlio Giovanni, che ha portato l’azienda Abbo alle soglie del nuovo millennio, lungo un cammino che si è snodato per quattro generazioni.

L’azienda Abbo è una piccola impresa ligure che fa un ottimo prodotto artigianale, basando la cura del prodotto sull’esperienza maturata nei decenni passati.

 

Seguendo le impronte del suo fondatore e cercando di progredire e svilupparsi coniugando la ricerca della qualità del proprio prodotto, con la razionalità e funzionalità organizzativa. Si è cercato di affiancare e far convivere l’artigianalità e la cura dei particolari con la tecnologia, come il passaggio al metodo continuo con decanter al posto delle tradizionali presse, e il passaggio al frangitore a dischi al posto delle iconiche ma poco funzionali macine in pietra. La volontà di andare sempre a cercare l’eccellenza i ci ha portato ad aderire nel 1995 alla corporazione dei Mastri oleari, di cui siamo uno dei membri più anziani in assoluto.

Nel 1997 il nostro primo riconoscimento come leone d’argento al sol di verona nel 97 e poi la gran menzione nel 99, seguito poi da miglior Dop nel 2002 e 2003.

Nel 1998 abbiamo partecipato attivamente alla creazione della prima certificazione di prodotto denominata HS nel settore dell’olio di oliva, di cui la famiglia Abbo ha il primo bollino emesso in assoluto conservato nel suo museo privato. Per cui l’antico frantoio di Ventimiglia, pur facendo parte della storia dell’azienda e racchiudendone il museo, è stato affiancato e sostituito da un altro più moderno ed efficiente per assicurare la migliore qualità del prodotto, che lavora a due fasi e ha la possibilità di lavorare con e senza nocciolo, che in questo caso diventa combustibile naturale ad alto contenuto calorico, e di conseguenza risorsa economica ed ecologica, in quanto alternativa ai combustibili fossili. Lo stabilimento ha anche un tetto fotovoltaico da 20kw che lo rende autonomo da un punto di vista energetico.

Sempre fin dagli anni 90 ci si è dedicati in maniera pionieristica anche alla sostenibilità ed eticità del profitto economico aderendo all’Economia di Comunione, che ha come scopo l’etica del profitto.

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